“Metti in Circolo il Futuro”, il laboratorio di ecologia e podcasting si chiude con un seminario e la condivisione dei podcast

L’evento finale ha riunito studenti e studentesse insieme ai responsabili del progetto per restituire i frutti del percorso

Si è concluso il 16 aprile, con un evento finale dedicato alla condivisione dei risultati, il progetto “Metti in Circolo il Futuro”, promosso dal Gruppo Porcarelli in collaborazione con Fondazione Media Literacy. Un percorso che ha coinvolto studenti e studentesse del Liceo Amaldi di Roma in un laboratorio sul ciclo dei rifiuti e sull’economia circolare, arrivando al suo momento conclusivo con un seminario che ha messo al centro il ruolo delle nuove generazioni nella transizione ecologica.

A guidare l’incontro, Lidia Gattini, Segretaria Generale della Fondazione Media Literacy, insieme a Davide Salerno, Responsabile Ambientale di Ricicla Centro Italia, e  Alessia Porcarelli, responsabile Relazioni Esterne del Gruppo Porcarelli. Nel corso del dibattito è emersa con chiarezza la necessità di investire in percorsi educativi capaci di rendere i giovani parte attiva nei processi di sostenibilità. La cultura del riciclo, è stato sottolineato, non è solo una questione ambientale, ma un impegno sociale che richiede responsabilità condivisa.

Il valore del progetto si è espresso soprattutto nel lavoro svolto dai partecipanti durante i mesi precedenti. Guidati dalle giornaliste tutor di Fondazione Media Literacy, ragazzi e ragazze hanno preso parte a un laboratorio di podcasting e alfabetizzazione mediatica, affrontando tutte le fasi della produzione: dalla ricerca e scrittura dei contenuti, allo speakeraggio, fino al montaggio finale. Un percorso che ha unito competenze tecniche e approfondimento tematico, permettendo di esplorare in modo concreto i principi dell’economia circolare.

A completare l’esperienza, a marzo si è svolta anche la visita presso uno degli impianti di gestione rifiuti del Gruppo PorcarelliRicicla Centro Italia, occasione per confrontarsi direttamente con i processi di raccolta e riciclo e con gli esperti del settore.

Durante l’evento conclusivo, sono stati proprio i podcast a raccontare il percorso: i partecipanti li hanno presentati ai loro coetanei, restituendo un lavoro collettivo che ha messo in luce creatività, consapevolezza e capacità critica. Ogni episodio ha contribuito a costruire una narrazione condivisa, in cui il tema del riciclo è emerso come pratica quotidiana e scelta responsabile.

“Metti in Circolo il Futuro” si chiude così come un’esperienza formativa che ha unito educazione ambientale e competenze comunicative, mostrando come la sostenibilità possa diventare un terreno di partecipazione attiva. Un percorso che lascia in eredità strumenti, conoscenze e soprattutto una maggiore consapevolezza del ruolo che le nuove generazioni possono giocare nel costruire modelli più sostenibili.

“La scienza come atto di resistenza”: Leonardo Durante al TEDX di Spoleto

Docente, divulgatore e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, Durante parla della sua visione di una scienza democratica

“La scienza è un atto di resistenza”. È con questa frase che inizia l’intervento di Leonardo Durante, ingegnere elettronico specializzato in Fotonica e Microonde, insegnante e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, protagonista al TEDx di Spoleto dedicato all’importanza di una “scienza democratica”.

Per Durante, la scienza è come una chiave per la porta del futuro, del progresso; eppure, per lungo tempo questa chiave è rimasta in mano a un gruppo ristretto di persone, quelle con il camice bianco. Ma in realtà, si chiede il professore, a chi appartiene davvero la scienza?

Risponde richiamando una celebre massima del premio Nobel per la fisica Richard Feynman: “La scienza è credere nell’ignoranza degli esperti”. Dunque non un dogma, ma un processo aperto, un metodo fondato sul dubbio e sulla verifica continua, con l’obiettivo comune di inseguire la conoscenza.

Questa visione si intreccia con la sua esperienza personale e professionale. Cresciuto a Palermo, nel quartiere Brancaccio, patria di Don Pino Puglisi, Durante racconta di aver compreso fin da giovane una funzione essenziale della scienza: non solo capire il mondo, ma non subirlo e, soprattutto, avere gli strumenti per cambiarlo. Diventato professore, riconosce i limiti di un approccio tradizionale, basato su formule astratte e definizioni decontestualizzate, e capisce che è necessario ribaltare il metodo: partire dai problemi reali, individuare criticità concrete e costruire soluzioni attraverso il lavoro di gruppo. Nascono così progetti in cui la classe si trasforma in un ecosistema operativo: studenti e studentesse assumono ruoli diversi –dall’amministratore delegato al responsabile delle risorse umane, fino al manager della produzione– e lavorano insieme allo sviluppo di un’idea, che viene progettata, testata e, in alcuni casi, presentata in contesti competitivi.

Durante insiste su un punto: senza coinvolgimento reale, senza la necessità di portare avanti qualcosa, la conoscenza resta sterile. È invece nell’urgenza dei problemi quotidiani che la scienza ritrova la sua funzione più autentica.

Da un’applicazione per aiutare chi è affetto da Alzheimer con i farmaci a un robot che grazie all’IA riconosce e differenzia i rifiuti: tutti progetti della sua classe accomunati dall’idea di fondo per cui la tecnologia sia una risposta a bisogni concreti, non un esercizio fine a sé stesso.

In questi percorsi, sottolinea Durante, la voce che emerge non è solo quella del docente, ma anche quella degli studenti e delle studentesse che lavorano insieme, discutono, si confrontano. Non a caso dedica il suo premio di “Docente tra i migliori 50 al mondo” proprio ai suoi studenti e studentesse. La scienza non può essere chiusa in una scatola e trasformata in privilegio, sostiene il prof, ma deve essere condivisa e accessibile: solo così può diventare progresso reale e non semplice accumulo di conoscenze.

Il TEDx si chiude con un invito concreto: diventare “ambasciatori della curiosità”. Ascoltare, leggere, informarsi, condividere. Perché ogni scintilla di curiosità, suggerisce Durante, è già un atto di resistenza, un modo per contrastare l’oscurità dell’ignoranza e costruire, passo dopo passo, uno spazio di conoscenza che appartenga davvero a tutti.

8 marzo, la mostra Rinate da We Talk contro il femminicidio

Il 7 e l’8 marzo il progetto fotografico Rinate – Oltre il femminicidio torna a Roma, questa volta a teatro e con la rassegna “We Talk-Rompiamo il silenzio”

Parlare e rompere il silenzio attraverso l’arte è stato l’obiettivo dell’incontro del 7 e 8 marzo 2026 al Teatro Tor Pignattara, dove We talk- Rompiamo il silenzio ha invitato anche Rinate-Oltre il femminicidio per riflettere ancora sull’importanza dell’educazione di genere e dell’affettività nel Paese.

La mostra

Rinate -Oltre il femminicidio è il progetto fotografico della fotografa Stefania Prandi, realizzato nel 2024 su iniziativa di REA, Reagire alla Violenza, in collaborazione con Fondazione Vodafone e Fondazione Media Literacy. La mostra nasce grazie alla tecnica del fotogiornalismo collaborativo ed evoca le vicende di quattro donne, Azadeh, Beatrice, Laura e Marina, sopravvissute al femminicidio. Ritratti, foto di oggetti e parole sono il racconto dei meccanismi della violenza maschile.

7-8 marzo 2026

Il viaggio di Rinate continua e torna visibile al pubblico in occasione del Giorno Internazionale della Donna, al Teatro Tor Pignattara. “We Talk-Rompiamo il silenzio” organizza un itinerario attraverso il teatro, il cinema, la letteratura, la musica, la pittura e non ultima per importanza la fotografia, per svelare le dinamiche coercitive della naturalizzazione della violenza maschile sulle donne. La mostra viene accompagnata dal seminario tenuto da Lidia Gattini, segretaria generale di Fondazione Media Literacy, sull’importanza della discussione tra i giovani delle disparità di genere e l’educazione affettiva.

Le tappe

La mostra ha visto la sua tappa finale il 22 novembre del 2024 al Parlamento Europeo, ma il racconto dei meccanismi della violenza di genere aveva vissuto altre 10 tappe in scuole secondarie di primo e secondo grado tra Calabria, Puglia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Seminari ed educazione all’immagine sono stati il mezzo per insegnare a individuare in modo critico ed emotivamente intelligente le giustificazioni dirette e indirette delle violenze di genere.

 

Al via “Voci Libere”: educazione all’affettività, alle relazioni e alla parità di genere nelle scuole secondarie di primo grado di Roma Capitale

Condotto da Fondazione Media Literacy e Fondazione Mus-e Italia, il progetto educativo coinvolge 6 classi e 130 studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi (XIII Municipio) in laboratori artistico-espressivi e nella creazione di podcast

Sensibilizzare e coinvolgere i giovanissimi sulle tematiche di parità di genere e contrasto alla violenza sulle donne attraverso linguaggi artistici, espressivi e creativi: è questo l’obiettivo del progetto educativo Voci Libere, avviato a Roma dall’ATS MEDIAMUSE, costituita da Fondazione Media Literacy ETS con Fondazione Mus-e Italia ETS e finanziato da Roma Capitale – Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico per la promozione dell’educazione alla parità tra i generi e la prevenzione e il contrasto della violenza e delle discriminazioni di genere” nelle scuole secondarie di primo grado del territorio.

Selezionato per il XIII Municipio, il progetto coinvolge in particolare sette classi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, per un totale di oltre 130 studenti e studentesse, insieme a 12 docenti e 130 famiglie, con l’obiettivo di promuovere relazioni consapevoli, inclusive e rispettose e di prevenire stereotipi, discriminazioni e dinamiche di violenza fin dalla prima adolescenza.

Attraverso teatro, danza, storytelling, riscrittura delle fiabe e percorsi dedicati alle biografie femminili, i laboratori artistici, condotti in classe dalle artiste professioniste di Mus-e, offriranno a ragazzi e ragazze uno spazio di espressione, confronto e riflessione sui temi dell’identità, delle emozioni, delle relazioni e della parità di genere. A questi si affiancherà un percorso di educazione ai media, curato da Fondazione Media Literacy, che porterà studenti e studentesse a sviluppare uno sguardo critico sui modelli culturali e comunicativi e a sperimentare direttamente strumenti di narrazione contemporanea.

Elemento distintivo del progetto sarà infatti la realizzazione di podcast originali, ideati e prodotti con il supporto di giornalisti ed educatori. I podcast diventeranno uno strumento di restituzione e disseminazione del percorso, dando voce ai ragazzi e alle ragazze e contribuendo a diffondere una cultura del rispetto e dell’inclusione anche oltre il contesto scolastico.

Unendo l’esperienza di Fondazione Media Literacy nel campo dell’educazione ai media e al loro uso consapevole e l’impegno di Fondazione Mus-e Italia per il contrasto della povertà educativa attraverso il linguaggio universale dell’arte, Voci Libere si caratterizza così per un approccio educativo innovativo, incentrato su metodologie didattiche non convenzionali, che coinvolgono attivamente studenti e studentesse nel processo di apprendimento e li rendono protagonisti del percorso di sensibilizzazione.

«L’educazione al linguaggio e ai media è uno strumento fondamentale per contrastare stereotipi e discriminazioni fin dalla giovane età» spiega Lidia Gattini, Segretaria Generale di Fondazione Media Literacy. «L’esperienza maturata negli anni da Fondazione Media Literacy nell’ambito dell’inclusione e della parità di genere, ci insegna che sviluppare consapevolezza critica significa anche promuovere una cultura inclusiva, capace di riconoscere e rispettare le differenze».

«I linguaggi artistici rappresentano uno strumento educativo privilegiato per favorire lo sviluppo di competenze fondamentali come empatia, resilienza, creatività, libera espressione, autostima e rispetto reciproco» commenta Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma.  «Attraverso Voci Libere, le artiste di Mus-e accompagnano ragazze e ragazzi in un percorso che li valorizza nella loro unicità, al di là di ogni forma di discriminazione o pregiudizio, compreso quello di genere, incoraggiando l’espressione artistica come spazio libero da stereotipi e barriere culturali, capace di promuovere relazioni più consapevoli, inclusive e rispettose.»

Il progetto attribuisce un ruolo centrale anche al coinvolgimento del personale docente e delle famiglie, considerate parte integrante della comunità educante, attraverso momenti di formazione, informazione e restituzione condivisa.

«L’Istituto ha colto immediatamente l’opportunità preziosa e destinato il progetto Voci Libere alle classi seconde della scuola secondaria di primo grado perché le alunne e gli alunni di 12/13 anni in fase di preadolescenza sono proprio nel giusto momento evolutivo per avere una formazione trasversale significativa sul rispetto di genere», aggiunge Carla Felli, dirigente scolastica dell’I.C. Maria Capozzi. «La società, il mondo che abitano deve essere decodificato per loro nei significati profondi ed è la scuola che deve fornire gli strumenti adeguati anche e soprattutto attraverso i linguaggi artistici del fare e non solo del sapere, proprio per arrivare ad un’interiorizzazione profonda dei principi di rispetto e inclusione.»

Il percorso si concluderà ad aprile con un evento pubblico finale, aperto alla comunità scolastica e territoriale, per presentare gli esiti del progetto e i contenuti realizzati dagli studenti.