“La scienza come atto di resistenza”: Leonardo Durante al TEDX di Spoleto

Docente, divulgatore e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, Durante parla della sua visione di una scienza democratica

“La scienza è un atto di resistenza”. È con questa frase che inizia l’intervento di Leonardo Durante, ingegnere elettronico specializzato in Fotonica e Microonde, insegnante e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, protagonista al TEDx di Spoleto dedicato all’importanza di una “scienza democratica”.

Per Durante, la scienza è come una chiave per la porta del futuro, del progresso; eppure, per lungo tempo questa chiave è rimasta in mano a un gruppo ristretto di persone, quelle con il camice bianco. Ma in realtà, si chiede il professore, a chi appartiene davvero la scienza?

Risponde richiamando una celebre massima del premio Nobel per la fisica Richard Feynman: “La scienza è credere nell’ignoranza degli esperti”. Dunque non un dogma, ma un processo aperto, un metodo fondato sul dubbio e sulla verifica continua, con l’obiettivo comune di inseguire la conoscenza.

Questa visione si intreccia con la sua esperienza personale e professionale. Cresciuto a Palermo, nel quartiere Brancaccio, patria di Don Pino Puglisi, Durante racconta di aver compreso fin da giovane una funzione essenziale della scienza: non solo capire il mondo, ma non subirlo e, soprattutto, avere gli strumenti per cambiarlo. Diventato professore, riconosce i limiti di un approccio tradizionale, basato su formule astratte e definizioni decontestualizzate, e capisce che è necessario ribaltare il metodo: partire dai problemi reali, individuare criticità concrete e costruire soluzioni attraverso il lavoro di gruppo. Nascono così progetti in cui la classe si trasforma in un ecosistema operativo: studenti e studentesse assumono ruoli diversi –dall’amministratore delegato al responsabile delle risorse umane, fino al manager della produzione– e lavorano insieme allo sviluppo di un’idea, che viene progettata, testata e, in alcuni casi, presentata in contesti competitivi.

Durante insiste su un punto: senza coinvolgimento reale, senza la necessità di portare avanti qualcosa, la conoscenza resta sterile. È invece nell’urgenza dei problemi quotidiani che la scienza ritrova la sua funzione più autentica.

Da un’applicazione per aiutare chi è affetto da Alzheimer con i farmaci a un robot che grazie all’IA riconosce e differenzia i rifiuti: tutti progetti della sua classe accomunati dall’idea di fondo per cui la tecnologia sia una risposta a bisogni concreti, non un esercizio fine a sé stesso.

In questi percorsi, sottolinea Durante, la voce che emerge non è solo quella del docente, ma anche quella degli studenti e delle studentesse che lavorano insieme, discutono, si confrontano. Non a caso dedica il suo premio di “Docente tra i migliori 50 al mondo” proprio ai suoi studenti e studentesse. La scienza non può essere chiusa in una scatola e trasformata in privilegio, sostiene il prof, ma deve essere condivisa e accessibile: solo così può diventare progresso reale e non semplice accumulo di conoscenze.

Il TEDx si chiude con un invito concreto: diventare “ambasciatori della curiosità”. Ascoltare, leggere, informarsi, condividere. Perché ogni scintilla di curiosità, suggerisce Durante, è già un atto di resistenza, un modo per contrastare l’oscurità dell’ignoranza e costruire, passo dopo passo, uno spazio di conoscenza che appartenga davvero a tutti.

8 marzo, la mostra Rinate da We Talk contro il femminicidio

Il 7 e l’8 marzo il progetto fotografico Rinate – Oltre il femminicidio torna a Roma, questa volta a teatro e con la rassegna “We Talk-Rompiamo il silenzio”

Parlare e rompere il silenzio attraverso l’arte è stato l’obiettivo dell’incontro del 7 e 8 marzo 2026 al Teatro Tor Pignattara, dove We talk- Rompiamo il silenzio ha invitato anche Rinate-Oltre il femminicidio per riflettere ancora sull’importanza dell’educazione di genere e dell’affettività nel Paese.

La mostra

Rinate -Oltre il femminicidio è il progetto fotografico della fotografa Stefania Prandi, realizzato nel 2024 su iniziativa di REA, Reagire alla Violenza, in collaborazione con Fondazione Vodafone e Fondazione Media Literacy. La mostra nasce grazie alla tecnica del fotogiornalismo collaborativo ed evoca le vicende di quattro donne, Azadeh, Beatrice, Laura e Marina, sopravvissute al femminicidio. Ritratti, foto di oggetti e parole sono il racconto dei meccanismi della violenza maschile.

7-8 marzo 2026

Il viaggio di Rinate continua e torna visibile al pubblico in occasione del Giorno Internazionale della Donna, al Teatro Tor Pignattara. “We Talk-Rompiamo il silenzio” organizza un itinerario attraverso il teatro, il cinema, la letteratura, la musica, la pittura e non ultima per importanza la fotografia, per svelare le dinamiche coercitive della naturalizzazione della violenza maschile sulle donne. La mostra viene accompagnata dal seminario tenuto da Lidia Gattini, segretaria generale di Fondazione Media Literacy, sull’importanza della discussione tra i giovani delle disparità di genere e l’educazione affettiva.

Le tappe

La mostra ha visto la sua tappa finale il 22 novembre del 2024 al Parlamento Europeo, ma il racconto dei meccanismi della violenza di genere aveva vissuto altre 10 tappe in scuole secondarie di primo e secondo grado tra Calabria, Puglia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Seminari ed educazione all’immagine sono stati il mezzo per insegnare a individuare in modo critico ed emotivamente intelligente le giustificazioni dirette e indirette delle violenze di genere.