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Dal progetto “Voci Libere”: la fotografia di una generazione che non si riconosce negli stereotipi

Si chiude il progetto educativo promosso da Fondazione Media Literacy e Fondazione Mus-e Italia: circa 150 studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi (XIII Municipio) al centro di un percorso tra laboratori artistico-espressivi e produzione di podcast

Una generazione che non si riconosce negli stereotipi di genere e mette in discussione ruoli, aspettative e modelli ereditati, rivendicando la libertà di essere sé stessa, nelle scelte, nelle emozioni, nei desideri. È questa la fotografia dei giovanissimi, a conclusione di Voci Libere, il progetto educativo promosso dall’ATS MEDIAMUSE – costituita da Fondazione Media Literacy ETS e Fondazione Mus-e Italia ETS – e finanziato da Roma Capitale – Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico per la promozione dell’educazione alla parità tra i generi e la prevenzione e il contrasto della violenza e delle discriminazioni di genere nelle scuole secondarie di primo grado del territorio. Coinvolti circa 150 ragazzi e ragazze tra i 12 e i 13 anni dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, nel XIII Municipio.

Non è vero che i maschi (e solo loro) devono giocare a calcio e le femmine invece devono dedicarsi alla danza o alla cucina, e mai viceversa. Lo pensano Roberto, Valeriano, Flaminia, Nicolas ed Emma. Angela spiega: “È vero che la maggior parte degli uomini è più brava a giocare a calcio e che la maggior parte delle donne è più brava a cucinare, ma questo non dipende dalla loro natura ma dalla cultura e dall’educazione”.

Il 15 aprile il percorso si è concluso con un evento finale aperto, pensato come momento di restituzione e condivisione con docenti, famiglie, istituzioni e comunità educante: un interessante confronto in cui i partecipanti hanno raccontato, attraverso linguaggi diversi, il lavoro svolto e le consapevolezze maturate. Ne è emerso il racconto di un percorso di crescita: un’esperienza in cui ragazze e ragazzi sono stati accompagnati a esplorare sé stessi, le proprie emozioni e il rapporto con gli altri, attraverso linguaggi artistici, espressivi e creativi.

Al centro del progetto, infatti, non c’è stata soltanto la riflessione sugli stereotipi, ma anche un lavoro per imparare a conoscersi, riconoscere le proprie emozioni e sviluppare empatia. È da qui che prende forma un’educazione affettiva capace di prevenire discriminazioni e violenza.

Nei laboratori artistici, il cambiamento è passato soprattutto dall’esperienza diretta. In Ubuntu – Caleidoscopio di Volti, la timidezza iniziale ha lasciato spazio alla fiducia e alla libertà espressiva: attraverso la creazione di maschere, ragazze e ragazzi hanno esplorato sé stessi e gli altri, dando forma a emozioni profonde e superando stereotipi e blocchi. Con Le Malfatte – Tanti corpi, una danza, il corpo è diventato uno strumento di consapevolezza, l’errore si è trasformato in risorsa e le fragilità in occasione di incontro e crescita condivisa. Infine, Ubuntu – Cammino nelle tue scarpe ha reso concreta l’idea di empatia e del mettersi nei panni dell’altro, anche attraverso la trasformazione simbolica delle scarpe, per aiutare i partecipanti a entrare in contatto con identità diverse e a sviluppare uno sguardo più aperto, libero da pregiudizi.

Accanto ai laboratori artistici, il percorso di educazione ai media ha offerto strumenti per leggere in modo critico i modelli culturali e comunicativi. Da questo lavoro sono nati podcast originali, in cui ragazze e ragazzi prendono parola in prima persona, restituendo riflessioni semplici ma incisive.

Il messaggio chiaro che emerge è che gli stereotipi sono percepiti come un limite concreto alla libertà individuale. Allo stesso tempo, i ragazzi e le ragazze mostrano una sorprendente capacità di immaginare alternative più inclusive, in cui passioni, comportamenti ed emozioni non sono più vincolati al genere.

“Accendere i microfoni significa dare voce a una generazione di cui troppo spesso si parla solo in maniera negativa, attraverso filtri e pregiudizi” ha commentato Lidia Gattini, Segretaria Generale Fondazione Media Literacy. “Il racconto che emerge dai nostri podcast è invece quello di ragazzi e ragazzi che stanno maturando una trasformazione culturale netta per quanto riguarda la parità di genere. Se per una piccola percentuale persistono ancora stereotipi e differenze, per la maggior parte di loro, uomini e donne possono infrangere ogni barriera e imporsi in base alle proprie caratteristiche e inclinazioni personali e non di genere”.

“Attraverso i linguaggi artistici abbiamo creato uno spazio in cui ragazze e ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente, riconoscere le proprie emozioni e incontrare quelle degli altri” ha aggiunto Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma. “In Voci Libere l’arte è diventata uno strumento concreto per lavorare su empatia, identità e relazione, permettendo a ciascuno di sentirsi riconosciuto nella propria unicità, al di là di qualsiasi pregiudizio. È da qui che può nascere un cambiamento culturale reale, capace di superare stereotipi e costruire relazioni più consapevoli e inclusive”.

“La scienza come atto di resistenza”: Leonardo Durante al TEDX di Spoleto

Docente, divulgatore e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, Durante parla della sua visione di una scienza democratica

“La scienza è un atto di resistenza”. È con questa frase che inizia l’intervento di Leonardo Durante, ingegnere elettronico specializzato in Fotonica e Microonde, insegnante e membro del comitato culturale di Fondazione Media Literacy, protagonista al TEDx di Spoleto dedicato all’importanza di una “scienza democratica”.

Per Durante, la scienza è come una chiave per la porta del futuro, del progresso; eppure, per lungo tempo questa chiave è rimasta in mano a un gruppo ristretto di persone, quelle con il camice bianco. Ma in realtà, si chiede il professore, a chi appartiene davvero la scienza?

Risponde richiamando una celebre massima del premio Nobel per la fisica Richard Feynman: “La scienza è credere nell’ignoranza degli esperti”. Dunque non un dogma, ma un processo aperto, un metodo fondato sul dubbio e sulla verifica continua, con l’obiettivo comune di inseguire la conoscenza.

Questa visione si intreccia con la sua esperienza personale e professionale. Cresciuto a Palermo, nel quartiere Brancaccio, patria di Don Pino Puglisi, Durante racconta di aver compreso fin da giovane una funzione essenziale della scienza: non solo capire il mondo, ma non subirlo e, soprattutto, avere gli strumenti per cambiarlo. Diventato professore, riconosce i limiti di un approccio tradizionale, basato su formule astratte e definizioni decontestualizzate, e capisce che è necessario ribaltare il metodo: partire dai problemi reali, individuare criticità concrete e costruire soluzioni attraverso il lavoro di gruppo. Nascono così progetti in cui la classe si trasforma in un ecosistema operativo: studenti e studentesse assumono ruoli diversi –dall’amministratore delegato al responsabile delle risorse umane, fino al manager della produzione– e lavorano insieme allo sviluppo di un’idea, che viene progettata, testata e, in alcuni casi, presentata in contesti competitivi.

Durante insiste su un punto: senza coinvolgimento reale, senza la necessità di portare avanti qualcosa, la conoscenza resta sterile. È invece nell’urgenza dei problemi quotidiani che la scienza ritrova la sua funzione più autentica.

Da un’applicazione per aiutare chi è affetto da Alzheimer con i farmaci a un robot che grazie all’IA riconosce e differenzia i rifiuti: tutti progetti della sua classe accomunati dall’idea di fondo per cui la tecnologia sia una risposta a bisogni concreti, non un esercizio fine a sé stesso.

In questi percorsi, sottolinea Durante, la voce che emerge non è solo quella del docente, ma anche quella degli studenti e delle studentesse che lavorano insieme, discutono, si confrontano. Non a caso dedica il suo premio di “Docente tra i migliori 50 al mondo” proprio ai suoi studenti e studentesse. La scienza non può essere chiusa in una scatola e trasformata in privilegio, sostiene il prof, ma deve essere condivisa e accessibile: solo così può diventare progresso reale e non semplice accumulo di conoscenze.

Il TEDx si chiude con un invito concreto: diventare “ambasciatori della curiosità”. Ascoltare, leggere, informarsi, condividere. Perché ogni scintilla di curiosità, suggerisce Durante, è già un atto di resistenza, un modo per contrastare l’oscurità dell’ignoranza e costruire, passo dopo passo, uno spazio di conoscenza che appartenga davvero a tutti.

8 marzo, la mostra Rinate da We Talk contro il femminicidio

Il 7 e l’8 marzo il progetto fotografico Rinate – Oltre il femminicidio torna a Roma, questa volta a teatro e con la rassegna “We Talk-Rompiamo il silenzio”

Parlare e rompere il silenzio attraverso l’arte è stato l’obiettivo dell’incontro del 7 e 8 marzo 2026 al Teatro Tor Pignattara, dove We talk- Rompiamo il silenzio ha invitato anche Rinate-Oltre il femminicidio per riflettere ancora sull’importanza dell’educazione di genere e dell’affettività nel Paese.

La mostra

Rinate -Oltre il femminicidio è il progetto fotografico della fotografa Stefania Prandi, realizzato nel 2024 su iniziativa di REA, Reagire alla Violenza, in collaborazione con Fondazione Vodafone e Fondazione Media Literacy. La mostra nasce grazie alla tecnica del fotogiornalismo collaborativo ed evoca le vicende di quattro donne, Azadeh, Beatrice, Laura e Marina, sopravvissute al femminicidio. Ritratti, foto di oggetti e parole sono il racconto dei meccanismi della violenza maschile.

7-8 marzo 2026

Il viaggio di Rinate continua e torna visibile al pubblico in occasione del Giorno Internazionale della Donna, al Teatro Tor Pignattara. “We Talk-Rompiamo il silenzio” organizza un itinerario attraverso il teatro, il cinema, la letteratura, la musica, la pittura e non ultima per importanza la fotografia, per svelare le dinamiche coercitive della naturalizzazione della violenza maschile sulle donne. La mostra viene accompagnata dal seminario tenuto da Lidia Gattini, segretaria generale di Fondazione Media Literacy, sull’importanza della discussione tra i giovani delle disparità di genere e l’educazione affettiva.

Le tappe

La mostra ha visto la sua tappa finale il 22 novembre del 2024 al Parlamento Europeo, ma il racconto dei meccanismi della violenza di genere aveva vissuto altre 10 tappe in scuole secondarie di primo e secondo grado tra Calabria, Puglia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Seminari ed educazione all’immagine sono stati il mezzo per insegnare a individuare in modo critico ed emotivamente intelligente le giustificazioni dirette e indirette delle violenze di genere.

 

Al via “Voci Libere”: educazione all’affettività, alle relazioni e alla parità di genere nelle scuole secondarie di primo grado di Roma Capitale

Condotto da Fondazione Media Literacy e Fondazione Mus-e Italia, il progetto educativo coinvolge 6 classi e 130 studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi (XIII Municipio) in laboratori artistico-espressivi e nella creazione di podcast

Sensibilizzare e coinvolgere i giovanissimi sulle tematiche di parità di genere e contrasto alla violenza sulle donne attraverso linguaggi artistici, espressivi e creativi: è questo l’obiettivo del progetto educativo Voci Libere, avviato a Roma dall’ATS MEDIAMUSE, costituita da Fondazione Media Literacy ETS con Fondazione Mus-e Italia ETS e finanziato da Roma Capitale – Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico per la promozione dell’educazione alla parità tra i generi e la prevenzione e il contrasto della violenza e delle discriminazioni di genere” nelle scuole secondarie di primo grado del territorio.

Selezionato per il XIII Municipio, il progetto coinvolge in particolare sette classi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, per un totale di oltre 130 studenti e studentesse, insieme a 12 docenti e 130 famiglie, con l’obiettivo di promuovere relazioni consapevoli, inclusive e rispettose e di prevenire stereotipi, discriminazioni e dinamiche di violenza fin dalla prima adolescenza.

Attraverso teatro, danza, storytelling, riscrittura delle fiabe e percorsi dedicati alle biografie femminili, i laboratori artistici, condotti in classe dalle artiste professioniste di Mus-e, offriranno a ragazzi e ragazze uno spazio di espressione, confronto e riflessione sui temi dell’identità, delle emozioni, delle relazioni e della parità di genere. A questi si affiancherà un percorso di educazione ai media, curato da Fondazione Media Literacy, che porterà studenti e studentesse a sviluppare uno sguardo critico sui modelli culturali e comunicativi e a sperimentare direttamente strumenti di narrazione contemporanea.

Elemento distintivo del progetto sarà infatti la realizzazione di podcast originali, ideati e prodotti con il supporto di giornalisti ed educatori. I podcast diventeranno uno strumento di restituzione e disseminazione del percorso, dando voce ai ragazzi e alle ragazze e contribuendo a diffondere una cultura del rispetto e dell’inclusione anche oltre il contesto scolastico.

Unendo l’esperienza di Fondazione Media Literacy nel campo dell’educazione ai media e al loro uso consapevole e l’impegno di Fondazione Mus-e Italia per il contrasto della povertà educativa attraverso il linguaggio universale dell’arte, Voci Libere si caratterizza così per un approccio educativo innovativo, incentrato su metodologie didattiche non convenzionali, che coinvolgono attivamente studenti e studentesse nel processo di apprendimento e li rendono protagonisti del percorso di sensibilizzazione.

«L’educazione al linguaggio e ai media è uno strumento fondamentale per contrastare stereotipi e discriminazioni fin dalla giovane età» spiega Lidia Gattini, Segretaria Generale di Fondazione Media Literacy. «L’esperienza maturata negli anni da Fondazione Media Literacy nell’ambito dell’inclusione e della parità di genere, ci insegna che sviluppare consapevolezza critica significa anche promuovere una cultura inclusiva, capace di riconoscere e rispettare le differenze».

«I linguaggi artistici rappresentano uno strumento educativo privilegiato per favorire lo sviluppo di competenze fondamentali come empatia, resilienza, creatività, libera espressione, autostima e rispetto reciproco» commenta Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma.  «Attraverso Voci Libere, le artiste di Mus-e accompagnano ragazze e ragazzi in un percorso che li valorizza nella loro unicità, al di là di ogni forma di discriminazione o pregiudizio, compreso quello di genere, incoraggiando l’espressione artistica come spazio libero da stereotipi e barriere culturali, capace di promuovere relazioni più consapevoli, inclusive e rispettose.»

Il progetto attribuisce un ruolo centrale anche al coinvolgimento del personale docente e delle famiglie, considerate parte integrante della comunità educante, attraverso momenti di formazione, informazione e restituzione condivisa.

«L’Istituto ha colto immediatamente l’opportunità preziosa e destinato il progetto Voci Libere alle classi seconde della scuola secondaria di primo grado perché le alunne e gli alunni di 12/13 anni in fase di preadolescenza sono proprio nel giusto momento evolutivo per avere una formazione trasversale significativa sul rispetto di genere», aggiunge Carla Felli, dirigente scolastica dell’I.C. Maria Capozzi. «La società, il mondo che abitano deve essere decodificato per loro nei significati profondi ed è la scuola che deve fornire gli strumenti adeguati anche e soprattutto attraverso i linguaggi artistici del fare e non solo del sapere, proprio per arrivare ad un’interiorizzazione profonda dei principi di rispetto e inclusione.»

Il percorso si concluderà ad aprile con un evento pubblico finale, aperto alla comunità scolastica e territoriale, per presentare gli esiti del progetto e i contenuti realizzati dagli studenti.

Dialoghi aperti: concluso il laboratorio di media literacy all’IPM “Casal del Marmo”

Gli incontri hanno rappresentato un’occasione per migliorare la consapevolezza e avvicinarsi al dibattito

Si è concluso il progetto “Dialoghi aperti” all‘Istituto Penale Minorile “Casal del Marmo”. In collaborazione con l’IIS Domizia Lucilla di Roma, le giornaliste tutor di Fondazione Media Literacy, accompagnate da educatori, educatrici e docenti della struttura, hanno portato un po’ di quello che accade nel mondo all’interno dell’istituto, avvicinando i giovani alla lettura critica dell’attualità e al dibattito.

Esaminando articoli, reportage e contenuti multimediali, passando dalla cronaca locale allo sport alla geopolitica, i giovani di Casal del Marmo hanno avuto a disposizione cinque incontri, tra ottobre e dicembre, in cui riscoprire il valore dell’informazione e del dialogo come mezzo di libertà e di ricostruzione personale.

Un’occasione ancor più preziosa se si pensa al fatto che all’interno dell’IPM l’unica fonte di informazione ammessa è la televisione, spesso sintonizzata su un’unica rete.

Il progetto è stato finanziato dal bando “Scuole Aperte” di Roma Capitale, un iniziativa che ha l’obiettivo di tenere aperte le scuole anche oltre l’orario di lezione per farne poli educativi a disposizione del territorio. In questo caso è stato il mondo esterno ad entrare nella scuoldell’IPM per un dialogo aperto tra dentro e fuori, tra libertà fisica e libertà intellettuale.

Stop alla violenza contro le donne: il progetto “Abbatti lo stereotipo” presentato in Campidoglio

L’iniziativa di Fondazione Media Literacy e ISS Salvini contro gli stereotipi di genere nel linguaggio è stata celebrata come esempio virtuoso di parità

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, celebrata in tutto il mondo il 25 novembre, questa mattina nella suggestiva cornice della Sala della Protomoteca in Campidoglio è stato presentato il progetto Abbatti lo stereotipo – pregiudizi di genere nel mondo della comunicazione. L’iniziativa, realizzata nel corso dell’anno dalla Fondazione Media Literacy insieme all’IIS Tommaso Salvini di Roma grazie al bando comunale A scuola di parità, è stata riconosciuta dal Comune di Roma come un esempio virtuoso di educazione alla cittadinanza e alla parità.

La cerimonia istituzionale, che ha premiato vari progetti, è stata un’occasione per ribadire l’importanza di coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di una cultura libera da stereotipi e discriminazioni. Per questo motivo le ragazze e i ragazzi del Salvini che hanno partecipato al progetto sono stati invitati a prendere parte all’evento in prima persona: un riconoscimento ufficiale del ruolo attivo che hanno i giovani nel processo di cambiamento.

Prima della celebrazione ufficiale in Campidoglio, il progetto era stato presentato nell’Aula Magna dell’ISS Salvini prima della pausa estiva. Ospite illustre della giornata Giulia Mizzoni, giornalista sportiva di Amazon Prime, che aveva sottolineato come per abbattere i pregiudizi di genere sia necessario un impegno educativo continuo. “Gli stereotipi fanno ancora parte della nostra cultura. Ci scontriamo con essi ogni giorno, anche senza accorgercene, specialmente con quelli di genere”, aveva ricordato a studentesse e studenti, mettendoli in guardia dall’ambiguità del linguaggio: “Determinati commenti o affermazioni, soprattutto sui social, possono essere mascherati da complimenti“.

La partecipazione delle scuole rappresenta un tassello fondamentale di un percorso più ampio: educare alla parità significa infatti fornire ai giovani la possibilità di diventare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la società attraverso le proprie scelte, le proprie parole e la propria creatività. E per trasformare le idee di una società il primo passo è partire dalle parole con cui si trasmettono.

I convitti della Rinascita: inaugurata la mostra per gli ottant’anni della Liberazione

Al Polo del 900 di Torino una mostra per ricordare i convitti scuola : l’esperienza educativa nata per unire studio, lavoro e democrazia

È stata inaugurata ieri, 7 ottobre 2025, al Polo del ’900 di Torino la mostra I Convitti scuola della Rinascita. A ottant’anni dalla nascita di un’esperienza educativa e di formazione democratica a seguito della Liberazione dell’Italia.

L’esposizione è visitabile gratuitamente fino al 30 ottobre, dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20, nella Sala Voltoni di via del Carmine 14.

L’iniziativa, organizzata dal Comitato Provinciale ANPI di Torino, rientra nel progetto Culturalmente liberi, promosso in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione e sostenuto dalla Città di Torino e numerose associazioni partner, tra cui Fondazione Media Literacy.

Un viaggio nella scuola della ricostruzione

La mostra ripercorre la straordinaria esperienza dei Convitti scuola della Rinascita, istituzioni nate nel 1945 come risposta alla distruzione materiale e morale lasciata dalla guerra. I Convitti furono vere e proprie comunità educanti nate per accogliere giovani reduci, partigiani, operai e studenti desiderosi di completare la propria formazione in un’Italia finalmente libera.

A Torino, il convitto Giovanni Baima Besquet — ospitato in Villa Rey, nella zona di Reggio Parco — divenne il simbolo di questo nuovo modo di intendere l’educazione: non più un’istruzione autoritaria, ma un luogo di partecipazione, democrazia e autogestione, dove “si studiava ma anche si lavorava”, come ricordavano Guido Petter e Luciano Raimondi, tra i protagonisti di quella stagione.

“A scuola come in fabbrica”: imparare la democrazia

Il titolo scelto per la mostra, “A scuola come in fabbrica”, richiama il metodo di quei Convitti, dove il lavoro collettivo e la responsabilità condivisa facevano parte integrante del percorso educativo. Gli studenti erano organizzati in commissioni che si occupavano di cucina, manutenzione, pulizie e rapporti con l’esterno: una palestra di cittadinanza democratica.

Podcast per la didattica, concluso il corso per docenti all’IC Rizzo

D’ora in avanti i docenti dell’IC Rizzo potranno insegnare anche attraverso i podcast

Si è concluso oggi il corso per docenti Podcast per la didattica all’IC Rizzo di Roma.

Il percorso formativo ha affrontato il podcast in quanto medium utile da usare in ausilio alla didattica. Il laboratorio è stato suddiviso in due fasi: prima un corso tecnico-teorico, dopodiché un laboratorio di esercitazione pratica.

Per quanto riguarda la parte teorica, professori e professoresse, guidati dai giornalisti tutor di Fondazione Media Literacy, hanno appreso i fondamenti del podcasting, dalla scelta dei ruoli, alla conoscenza della strumentazione tecnica, dei software di registrazione e post produzione, passando per i focus sulla scrittura di contenuti parlati e sulle tecniche di speakeraggio, fino alla pubblicazione del contenuto. Nella seconda fase, invece, le e gli insegnanti hanno avuto la possibilità di mettere in atto le conoscenze apprese attraverso un laboratorio per la produzione di un podcast vero e proprio.

Grazie alla formazione acquisita dai docenti, gli studenti potranno beneficiare delle nuove competenze pedagogiche anche al termine del laboratorio: infatti la scuola, attraverso l’acquisto di apposite attrezzature, ha messo in piedi uno studio radiofonico professionale grazie al quale studenti e docenti potranno usufruire di un nuovo strumento di didattica alternativa in sostegno all’insegnamento e all’apprendimento.

Corsi di podcast e multimedia, i docenti dell’ICS di Gardone ora pronti alle sfide future

Conclusi i corsi di podcast per la didattica e redazione multimediale a Gardone Val Trompia

Sono giunti alla conclusione i due corsi di alfabetizzazione mediatica di Fondazione Media Literacy rivolti ai docenti dell’ICS di Gardone Val Trompia, realizzati grazie ai fondi del PNRR, DM66, per la Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico.

Gli e le insegnanti, provenienti sia dalla scuola primaria che dalla secondaria di primo grado, guidati dai giornalisti professinisti di Fondazione Media Literacy hanno partecipato a due corsi sul tema. Il primo verteva sul podcast come strumento di didattica alternativa: i docenti sono stati guidati in un percorso teorico, in cui hanno appreso la natura del medium, le sue caratteristiche e le potenzialità d’uso nel contesto didattico; e pratico, in cui si sono esercitati in prima persona nel processo di registrazione di podcast. Il secondo corso, invece, intitolato “Redazione multimediale“, ha rappresentato un viaggio tra i vecchi e i nuovi media, dal loro funzionamento alle prospettive di utilizzo in classe, necessario ad arricchire la proposta didattica e fondamentale per riuscire a rimanere al passo con l’informazione.

Le giornate di formazione hanno riscosso parecchio successo, dimostrando che l’aggiornamento costante degli insegnanti non solo è alla base di una scuola valida e consapevole, ma anche che il continuo apprendimento di strumenti di sostegno all’insegnamento genera l’entusiasmo necessario per una didattica orientata al futuro e alle novità, soprattutto in campo mediatico e digitale. Per questo Fondazione Media Literacy propone una variegata scelta di corsi per docenti dedicati a temi estremamente attuali, dalla multimedialità all’Intelligenza Artificiale.

Abbatti lo stereotipo, il progetto per la parità di genere

Ieri l’evento finale all’IIS Tommaso Salvini di Roma con la giornalista sportiva Giulia Mizzoni

Mercoledì si è celebrata la fine di Abbatti lo stereotipo, il progetto di educazione affettiva dell’IIS Tommaso Salvini condotto da Fondazione Media Literacy e finanziato dal Comune di Roma tramite il bando A scuola di Parità. Ospite d’onore dell’evento, Giulia Mizzoni, giornalista sportiva e conduttrice di Prime Video Sport, e naturalmente il Dirigente Scolastico Paolo Pedullà.

La giornata è cominciata alle 10.00 presso l’Aula Magna del Liceo Mameli di Roma, dove la redazione radiofonica scolastica ha commentato il percorso parlando di pregiudizi di genere nel mondo della comunicazione, raccontando l’allestimento della radio scolastica e riportando i dati più recenti sugli stereotipi di genere.

Innanzitutto è stato annunciato il progetto radiofonico nato dal laboratorio Abbatti lo stereotipo, e tutti gli studenti e le studentesse sono state invitate a partecipare. L’obiettivo della radio scolastica, infatti, è di dare voci agli studenti, creando uno spazio in cui ciascuno si senta libero di esprimersi, di raccontare la propria visione del mondo e di confrontarsi con i propri compagni sugli interessi comuni e sulle questioni scolastiche, ma anche sui temi di attualità che li coinvolgono direttamente. Da settembre verranno trasmessi in onda sulla web radio, disponibile sul sito della scuola, podcast tematici di approfondimento e rubriche di intrattenimento, ma verrà altresì dato spazio a consigli e segnalazioni di eventi, laboratori e attività. Inoltre i podcast potranno servire per avviare discussioni in classe, guidate dagli insegnanti, in modo da integrare il lavoro radiofonico alle lezioni frontali.

L’attenzione è poi tornata sul tema cardine della giornata, quello degli stereotipi di genere nella comunicazione. È stato proiettato un video di Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice, per ribadire l’importanza dell’ascolto delle vittime, dei centri antiviolenza e della responsabilità collettiva, ma anche della lingua e della scelta delle espressioni da utilizzare per evitare di consolidare, anche involontariamente, gli stereotipi. Successivamente sono stati forniti alcuni dati sugli stereotipi di genere attualmente più diffusi in Italia, dal ruolo domestico alla maternità all’importanza del successo lavorativo.

È giunto poi il momento più attesto della giornata, l’intervista a Giulia Mizzoni. Con la giornalista sportiva (ed ex allieva della scuola) si è discusso di giovani e futuro, di violenza di genere,  dell’importanza dell’unicità della propria immagine e della professionalità.

Dall’intervista a Giulia Mizzoni è stato ricavato il quarto podcast della scuola, Le donne nella comunicazione sportiva: intervista a Giulia Mizzoni, ma nell’arco dell’anno i giovani speaker hanno dato vita ad altri tre episodi del ciclo di podcast contro gli stereotipi di genere, tutti disponibili online: Quali sono gli stereotipi di genere più diffusi e come combatterliCome combattere gli stereotipi di genere nella comunicazione e Social e stereotipi.